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Autore: Tommaso Rinaldi

Data di pubblicazione: 21 maggio 2026

BONIFICI TRA PARENTI: L’IMPORTANZA DELLA CAUSALE CORRETTA.

News

Quando si effettua un bonifico, spesso ci concentriamo sull’importo, sull’IBAN e sulla velocità dell’operazione; poi, arriviamo alla causale ed ecco scattare i grandi classici intramontabili: “Trasferimento fondi”, “Aiuto” o il celeberrimo “Come concordato”.


Su questo tema, spesso ho ascoltato lamentele da parte di risparmiatori infastiditi da un presunto controllo dello Stato (“Sono soldi miei, perché devo giustificare ciò che faccio?”), con relative causali generiche ed asettiche dovute proprio al fastidio di questa presenza aleatoria.

Affidarsi, quindi, a perle di rara fantasia finanziaria come:


❌ “Supporto”

❌“Aiuto”

❌“Come concordato”

❌ “Soldi” (ah, sì? Proprio sicuro che stai trasferendo soldi?)


è totalmente sbagliato e la ragione è molto semplice: in caso di controlli fiscali, somme trasferite tra parenti o familiari potrebbero essere considerate dall’Agenzia delle Entrate “redditi non dichiarati”; dimostrare il contrario spetta al contribuente, non all’Agenzia.


Perciò, quando inviamo denaro ai figli o ai familiari per contribuire all’università, sostenere un affitto, aiutare nell’acquisto di un’auto, di una casa o semplicemente per un regalo, è di fondamentale importanza indicare una causale chiara e coerente:


✔️ “Contributo spese universitarie figlia”

✔️ “Regalo compleanno nipote”

✔️ “Prestito infruttifero acquisto auto”

✔️ “Sostegno familiare per affitto”

✔️ “Rimborso cena 26 febbraio”

✔️ “Contributo spese mediche papà”


Particolare attenzione, inoltre, merita il caso di prestiti tra familiari.


Se aiutate economicamente un fratello, una sorella o un altro parente, oltre ad indicare una causale precisa (“Prestito infruttifero a sorella”), può essere opportuno formalizzare l’operazione con una PEC o una raccomandata, indicando importo, data e modalità di restituzione; non perché lo Stato dubiti dei rapporti familiari, ma perché il Fisco, giustamente, ragiona per documenti.


La data “certa” e le carte in regola, pertanto, ci consentiranno di evitare multe e sanzioni.


Altro tema spesso sottovalutato riguarda i trasferimenti verso l’estero.

Tali bonifici vanno inseriti nel quadro RW della dichiarazione dei redditi. Perché? Beh, se questo trasferimento produrrà anche

un solo centesimo di interessi, vi sarà notificata una sanzione pari al 20% dell’intera somma bonificata: un bel salasso visto che, normalmente, la notifica arriva poco prima della scadenza dei cinque anni...


E già che ci siamo, dato che è iniziata la stagione dei matrimoni, un ultimo promemoria per gli sposini.


Le famose “buste” ricevute durante il matrimonio sono un bellissimo gesto di affetto, ma se si accumulano per settimane prima di essere versate sul conto e gli importi diventano consistenti, potrebbe essere necessario dimostrarne la provenienza.


A titolo esemplificativo, riporto un caso clamoroso di qualche anno fa.


Una coppia di giovani sposi, anziché depositare i regali ricevuti nell’immediatezza dell’evento festoso, li versò a distanza di oltre un mese; poiché si trattava di una cifra importante (oltre € 50.000,00 quasi tutti in contanti) l’Agenzia delle Entrate chiese informazioni sulla provenienza di quel capitale e, inizialmente, sanzionò i due malcapitati con oltre € 11.000,00 (fortunatamente per loro, la sanzione in seguito fu annullata)


Consiglio:

Cari sposini, prima del viaggio di nozze, oltre a scegliere il costume e la crema solare, fate un salto in banca e versate il contenuto delle “buste”!


Nella gestione del patrimonio, spesso non servono strategie sofisticate, ma bastano attenzione, ordine e qualche secondo in più da dedicare, ad esempio, alla corretta compilazione di una causale.


Perché una causale scritta bene oggi, può evitare molte spiegazioni e grattacapi domani.

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