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Autore: Tommaso Rinaldi

Data di pubblicazione: 10 giugno 2026

DALLA FORESTA PIETRIFICATA AL GRANDE TAVOLO DA GIOCO DELLA FINANZA ITALIANA.

News

Non si è ancora conclusa la complessa partita che ruota attorno all’acquisizione di Mediobanca da parte di MPS, con numerosi dossier ancora aperti e molte incognite sul tavolo, che il sistema bancario italiano è stato nuovamente scosso da due operazioni di portata straordinaria, annunciate a distanza di appena ventiquattro ore.


Osservando questi eventi con gli occhi di chi opera nel settore finanziario da oltre trent'anni, non posso fare a meno di constatare come il panorama bancario italiano sia profondamente cambiato. Siamo passati dalla cosiddetta "foresta pietrificata" degli anni Novanta ad un sistema sempre più concentrato, nel quale pochi grandi gruppi si contendono quote crescenti di mercato attraverso operazioni sempre più complesse e ambiziose.


Mentre Giuseppe Castagna(Banco BPM) e Luigi Lovaglio (MPS) sembravano impegnati nella costruzione di

quello che avrebbe potuto rappresentare il terzo polo bancario italiano, è arrivata l'iniziativa lombardo-piemontese destinata a cambiare nuovamente gli equilibri del settore: un'operazione da circa 30 miliardi di euro, prevalentemente fondata su scambi azionari, che punta a ridisegnare gli assetti del credito nazionale ed a creare uno dei principali gruppi bancari europei.


Chi segue da tempo le vicende finanziarie italiane ricorderà la lunga battaglia per evitare il tentativo di integrazione tra MPS e BNL e fa sorridere pensare che, non molti anni fa, sarebbe bastata una cifra simbolica per rilevare una Monte dei Paschi che sembrava destinata a non rialzarsi più.


Ma si sa, ai grandi manager le operazioni semplici non sono molto gradite.


Come molti ricorderanno, la stessa MPS ha pagato un prezzo elevatissimo non solo per l'acquisizione di Antonveneta, che ancora oggi rappresenta uno dei casi di scuola più discussi della finanza italiana, ma anche per decisioni regolamentari che hanno inciso profondamente sulla struttura del suo bilancio.

Infatti, negli anni più difficili della crisi del debito sovrano, la banca senese fu obbligata dall’EBA a ridurre drasticamente la cospicua esposizione verso i titoli di Stato italiani a lunga scadenza; sarebbe bastato che lo spread Bund-BTP tornasse a 300 bp (in questo momento pari a 76) perché anche quella costosissima acquisizione si ripagasse autonomamente.


In quegli anni di stress test dolorosi, assistemmo ad un paradosso che, da professionista dei mercati, non ho mai smesso di considerare tale: da una parte, i titoli di Stato italiani venivano trattati come attività ad elevato rischio, addirittura considerati “tossici”; dall'altra, strumenti derivati estremamente complessi e pericolosi continuavano ad essere considerati accettabili all'interno dei bilanci di alcune tra le più grandi istituzioni finanziarie europee.


Come andrà a finire questa nuova partita è impossibile prevederlo dato che le variabili industriali, politiche e regolamentari sono davvero numerose e spesso indecifrabili.


Una considerazione, tuttavia, merita attenzione.


Mi ha molto colpito la dichiarazione del CEO di Intesa Sanpaolo secondo cui Banca Widiba non sarebbe una realtà particolarmente orientata al risparmio gestito, mentre l'eventuale integrazione tra la sua rete di consulenti finanziari e quella di Mediobanca Premier potrebbe generare problematiche di natura antitrust.”


Confesso che, dopo trent'anni trascorsi ad assistere famiglie, imprenditori e professionisti nella costruzione, protezione e trasmissione dei patrimoni, questa dichiarazione mi ha lasciato molto più che perplesso. Evidentemente, in tutti questi anni non ho gestito patrimoni, pianificato successioni, costruito portafogli e accompagnato clienti nelle fasi più delicate dei mercati finanziari.


Senza accorgermene, avrò venduto semplicemente arachidi e popcorn…


Nel frattempo, tuttavia, continuerò a fare ciò che ho sempre fatto: osservare, analizzare e cercare di comprendere le conseguenze concrete che queste operazioni avranno sui risparmiatori perché, al di là delle grandi manovre societarie, dei grandi manager, dei comunicati stampa e delle dichiarazioni di facciata, il vero banco di prova resta sempre uno soltanto: la capacità di creare valore per chi ci affida il frutto del proprio lavoro e dei propri sacrifici.


Infine, mi resta una curiosità professionale che, probabilmente, condividono molti osservatori del settore: capire come si concluderebbe un eventuale braccio di ferro tra Andrea Orcel (Unicredit) e Carlo Messina (Intesa Sanpaolo) per il controllo di Generali.

Se dovesse accadere, sarebbe probabilmente una delle partite più interessanti del Far West bancario che ha interessato la storia recente italiana.


Una confezione di popcorn, a prescindere, l’ho appena acquistata e messa da parte.

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