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Autore: Tommaso Rinaldi

Data di pubblicazione: 25 maggio 2026

EDUCAZIONE FINANZIARIA: LIVELLI DI IGNORANZA PAUROSI.

News

L’italiano medio continua a dividere i risparmi tra conto corrente, materasso e titoli di Stato e si convince di aver costruito una vera e corretta pianificazione finanziaria: una Nazione di risparmiatori che si credono investitori.


Punteggio medio degli italiani in educazione finanziaria? 56 su 100: insufficienza piena e, quindi, bocciati.


Addirittura, il 12% del Paese è totalmente e pericolosamente analfabeta sui temi finanziari.


Per capire meglio questi dati, basta notare il confronto impietoso e raggelante con il popolo finanziariamente più evoluto; nel 1929,ai tempi della Grande Depressione, gli statunitensi adulti possedevano appena il 2% in azioni. Oggi siamo ben oltre il 60%.

Eppure, hanno attraversato crisi devastanti, guerre, bolle speculative, fallimenti bancari, pandemie; ma, nonostante ciò, hanno continuato ad investire e costruire cultura finanziaria e patrimoni importanti.


E noi? L'Italia è ferma al 7%, cioè siamo dove gli americani erano prima degli anni Cinquanta.

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Ottant'anni di ritardo: non economico, ma culturale.


In pratica, il 93% degli italiani non possiede nemmeno un titolo o fondo azionario, però ha opinioni granitiche e consolidate sui mercati finanziari (hai voglia se le ha!) e non ha alcuna difficoltà a parlare di finanza al bar, commentare gli andamenti della Borsa e, talvolta, arrivare perfino a dare consigli agli amici. E, magari, il “consigliere” continua a lasciare centinaia di migliaia di euro fermi sul conto corrente, da anni, con il risultato “garantito” di perdere potere d'acquisto contro inflazione e fiscalità.


 “Eeeeh, ma a me non la si fa”


Vabbè, ti starei chiedendo, è facile perdere il confronto con i primi della classe, ma con gli altri Paesi industrializzati come siamo messi? Presto detto: Ventitreesimi su ventotto!


E il problema non è nemmeno questo; il problema vero è più profondo e preoccupante, perché il 35% degli adulti italiani è analfabeta funzionale: legge (quando legge…), ma spesso non comprende; guarda numeri, ma non li interpreta; firma prodotti finanziari, ma non li capisce.


Confonde rischio con pericolo, volatilità con perdita, prudenza con immobilità.


Da trent'anni a questa parte, vissuti da consulente finanziario, continuo a vedere persone che lavorano una vita per costruire capitali anche importanti, a volte distruggendosi fisicamente e mentalmente, ma che incomprensibilmente abbandonano al proprio destino o parcheggiano oppure lasciano marcire sui conti correnti.


Per paura, per sfiducia o, a dirla tutta, per pura e semplice ignoranza finanziaria.


E mentre i Paesi finanziariamente più evoluti continuano a costruire ricchezza generazionale attraverso i mercati finanziari, i piani pensionistici, gli investimenti di lungo periodo, noi siamo ancora fermi a discutere se "la Borsa è un gioco d'azzardo".


“Lo sterco del diavolo”, Pochi, maledetti e subito”, “Meglio un uovo oggi”

e altre perle di saggezza di questo tenore continuano a fare danni inenarrabili.


Perciò il “gioco d'azzardo” non è investire con metodo; il vero azzardo è affrontare trent'anni di inflazione senza una strategia; il vero rischio è arrivare a sessantacinque anni con il capitale messo insieme in una vita di lavoro e non sapere cosa farne.


E finché continueremo a scambiare ignoranza per prudenza, resteremo un Paese ricco di risparmio ma tremendamente povero di futuro.

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