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Autore: Tommaso Rinaldi

Data di pubblicazione: 06 marzo 2026

“LE MODE FANNO RUMORE. IL TEMPO CREA RICCHEZZA.”

News

Ogni volta che un asset diventa protagonista che sia oro, tecnologia, criptovalute o qualsiasi altra “tendenza” del momento, molti

investitori mi chiedono se non sia arrivato il momento di spostare tutto lì:

“Perché non investiamo tutto in oro invece che su questi mercati ansiogeni che salgono e scendono?”


È una domanda comprensibile perché l’oro affascina da sempre: è tangibile, antico, percepito come rifugio e nei momenti di incertezza

torna spesso al centro delle conversazioni e delle notizie finanziarie.

(Qualche tempo fa il ritornello era un altro: “Perché non compriamo criptovalute?”)


L’altra convinzione atavica è che "l’oro non perde mai”,

a differenza dei mercati finanziari nei quali, come strillano nei tg e sui giornali, vengono “bruciati miliardi”.

A tal proposito, basta guardare questo grafico per avere la consapevolezza che questa convinzione è frutto più dell’analfabetismo

finanziario che della realtà:

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infatti, nel periodo che va dal 1985 al 2005 l’oro non solo non ha guadagnato nulla ma è arrivato a perdere oltre il 30% e se non

fosse stato i brillanti risultati degli ultimi tre-quattro anni, avrebbe reso anche meno dei titoli di stato internazionali.


Al contrario, l’indice azionario mondiale, tra alti e bassi, ha reso molto, ma molto di più di qualsiasi altro strumento preso in esame.

Motivo?

La differenza fondamentale tra questi strumenti non sta tanto nella loro popolarità, ma nel loro motore di rendimento.

Le azioni rappresentano quote di aziende reali: imprese che ogni giorno producono beni, offrono servizi, innovano, assumono

persone e generano utili.

Quando queste aziende crescono, una parte di quel valore arriva anche agli investitori sotto forma di dividendi (contraltare delle

cedole dei BTP) o di aumento del valore delle azioni e, di conseguenza, porta gli azionisti a diventare protagonisti attivi della crescita dell’economia, nazionale o globale.


E qui entra in gioco una delle forze più potenti della finanza: l’interesse composto.

I dividendi possono essere incassati oppure reinvestiti; nel secondo caso, gli utili continuano a generare ulteriori utili e, anno dopo anno, il capitale investito continua a lavorare per gli investitori e a crescere.


Certamente, non in modo lineare perché è risaputo che i mercati oscillano, attraversano crisi, momenti di entusiasmo e fasi di paura; ma

c’è una costante che la storia finanziaria ha dimostrato più volte:

Il tempo ha sempre premiato gli asset produttivi. Sempre.

L’oro, invece, ha una natura diversa: non produce reddito, non distribuisce dividendi, non genera flussi di cassa; il suo rendimento

dipende esclusivamente dal prezzo a cui qualcun altro sarà disposto a comprarlo in futuro.


Questo non significa che non possa avere un ruolo e, infatti, in molti portafogli può rappresentare uno strumento di diversificazione, utile in alcune fasi dei mercati. Tuttavia, è importante ricordare una cosa che, molto spesso, passa in secondo piano quando si inseguono le tendenze del momento: la diversificazione serve a proteggere il portafoglio, non necessariamente a farlo crescere.


Per questo, quando si pianifica seriamente il proprio futuro finanziario, il punto centrale non è scegliere l’asset “di moda”; il punto centrale è costruire un portafoglio equilibrato, diversificato, coerente con il tempo a disposizione; resiliente nelle fasi più avverse e reattivo in quelle più euforiche e, soprattutto, che “non scenda con l’ascensore e risalga con le scale”.


Perché alla fine, i veri alleati degli investitori non sono la previsioni perfette del mercato, ma la pazienza e, in particolare, il tempo.


Le mode cambiano.

Le narrative di mercato cambiano.

Le paure e gli entusiasmi si alternano.


Ma il tempo, quando è accompagnato da diversificazione e disciplina, continua a essere uno dei fattori più affidabili per trasformare il risparmio in patrimonio.


Ed è proprio questo l’obiettivo più importante della pianificazione finanziaria: non inseguire l’ultima tendenza, ma costruire con serenità il percorso che porterà a raggiungere con serenità i propri obiettivi di vita.


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